La retribuzione degli straordinari dipende soprattutto dal contratto collettivo
- Nessuna percentuale unica vale per tutti i lavoratori italiani.
- La maggiorazione ordinaria può variare, in molti CCNL, dal 15% al 50%.
- La base di calcolo è la paga oraria lorda prevista dal contratto.
- Il lavoro festivo o notturno può avere una maggiorazione più alta.
- Nel 2026 alcune maggiorazioni notturne, festive e a turni possono beneficiare di una tassazione sostitutiva del 15%.

La percentuale non è uguale per tutti
In Italia il lavoro straordinario è quello svolto oltre l’orario normale previsto dal contratto individuale e dal CCNL. Il Decreto Legislativo 66/2003 stabilisce che le ore devono essere conteggiate separatamente e compensate con una maggiorazione, lasciando però ai contratti collettivi il compito di definire molte regole concrete.Per questo la risposta non è semplicemente “il 25%”. Un contratto può prevedere il 15% per le ore diurne, il 30% per il lavoro festivo e il 50% per quello notturno. Un altro CCNL può stabilire percentuali diverse, limiti differenti o il ricorso alla banca ore.
La legge considera anche alcuni limiti generali. L’orario medio, compreso lo straordinario, non dovrebbe superare 48 ore settimanali nel periodo di riferimento previsto, mentre il lavoratore ha normalmente diritto ad almeno 11 ore consecutive di riposo ogni 24 ore. In assenza di una disciplina collettiva specifica, il ricorso allo straordinario è ammesso entro il limite di 250 ore annue, salvo regole più precise applicabili al settore.
Non tutto ciò che supera le otto ore è automaticamente straordinario
Il riferimento principale non è sempre la singola giornata, ma l’orario normale fissato dal contratto. In molte aziende è di 40 ore settimanali, ma possono esistere distribuzioni diverse, turni, orari multiperiodali o sistemi di flessibilità.
Per chi lavora part-time bisogna distinguere le ore supplementari dallo straordinario. Le prime portano l’orario verso quello full-time e hanno una disciplina propria; lo straordinario, di regola, riguarda le ore oltre l’orario normale del tempo pieno. Questa distinzione evita uno degli errori più comuni nella lettura del cedolino.
Il calcolo parte dalla paga oraria
La formula di base è semplice, anche se il divisore cambia in base al CCNL:
paga oraria lorda × ore lavorate × maggiorazione
Supponiamo, solo come esempio, una retribuzione mensile utile di 1.800 euro e un divisore contrattuale di 173. La paga oraria sarebbe di circa 10,40 euro lordi. Con una maggiorazione del 15%, ogni ora straordinaria varrebbe circa 11,96 euro lordi.
| Maggiorazione | Valore di un’ora | 4 ore complessive |
|---|---|---|
| 15% | 11,96 euro | 47,84 euro |
| 20% | 12,48 euro | 49,92 euro |
| 30% | 13,52 euro | 54,08 euro |
| 50% | 15,60 euro | 62,40 euro |
Gli importi sono lordi e servono a capire il meccanismo, non a sostituire il calcolo del proprio consulente paghe. La base può includere paga base, contingenza, elementi fissi e altre voci indicate dal CCNL, mentre alcune indennità possono essere escluse.
Io controllo sempre prima il divisore orario e solo dopo la percentuale. Usare semplicemente lo stipendio netto o dividere lo stipendio per 160 senza verificare il contratto può produrre una cifra apparentemente plausibile, ma sbagliata.
Feriale, festivo e notturno cambiano il risultato
La fascia oraria e il giorno della prestazione incidono spesso più del numero di ore. Come riferimento concreto, il CCNL Terziario, Distribuzione e Servizi prevede maggiorazioni diverse a seconda della collocazione dello straordinario.
| Tipo di straordinario | Maggiorazione indicativa nel CCNL Terziario |
|---|---|
| Dalla 41ª alla 48ª ora settimanale | 15% |
| Oltre la 48ª ora settimanale | 20% |
| Domenicale o festivo | 30% |
| Notturno tra le 22 e le 6, non svolto in turno regolare | 50% |
Queste percentuali non devono essere trasferite automaticamente a commercio, metalmeccanica, turismo, logistica o pubblico impiego. Il CCNL indicato nella lettera di assunzione e riportato in busta paga resta il riferimento corretto.
Le maggiorazioni, inoltre, non si sommano sempre tra loro. Se un’ora è festiva e notturna, il contratto può prevedere una sola percentuale, la più favorevole, oppure una combinazione specifica. Prima di fare i conti conviene quindi cercare nel CCNL le parole “non cumulabile”, “lavoro notturno” e “lavoro festivo”.
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Lo straordinario forfettizzato richiede attenzione
Alcuni contratti individuali prevedono un importo mensile fisso per coprire una quantità presumibile di straordinari. Il forfait non significa necessariamente che ogni ora aggiuntiva sia gratuita, ma bisogna verificare quante ore copre l’importo e cosa accade quando il limite viene superato.
La stessa cautela serve per quadri, dirigenti e ruoli con maggiore autonomia. In queste posizioni il trattamento dello straordinario può essere regolato diversamente o incluso in una specifica indennità, ma la clausola deve essere chiara e coerente con il rapporto di lavoro.
Quanto resta davvero in busta paga nel 2026
L’importo calcolato con la percentuale contrattuale è lordo. Sul compenso possono incidere contributi previdenziali, IRPEF e addizionali, quindi il netto sarà inferiore. Non è corretto moltiplicare la maggiorazione lorda per una percentuale fissa e considerare quello il guadagno netto.
Nel 2026 è prevista, per alcune categorie di lavoratori dipendenti privati, un’imposta sostitutiva del 15% entro 1.500 euro annui sulle maggiorazioni e indennità legate a lavoro notturno, festivo, nei giorni di riposo settimanale e ai turni. La misura riguarda chi ha avuto un reddito da lavoro dipendente dell’anno precedente non superiore a 40.000 euro e prevede condizioni ed esclusioni specifiche.
La facilitazione non trasforma però tutto lo straordinario in reddito tassato al 15%. Le ore straordinarie ordinarie diurne nei giorni feriali restano normalmente soggette alla tassazione ordinaria. Per turismo e somministrazione di alimenti e bevande possono inoltre applicarsi regole agevolative diverse.In pratica, due lavoratori con la stessa paga oraria e la stessa maggiorazione lorda possono ricevere un netto differente. A fare la differenza sono il reddito annuale, le detrazioni, le addizionali locali e il tipo di prestazione svolta.
Come controllare che le ore siano state pagate
Il controllo più affidabile parte da tre documenti: contratto di assunzione, CCNL applicato e cedolino. Nel cedolino cerca le voci relative a ore straordinarie, maggiorazione, lavoro festivo, lavoro notturno o banca ore.
- Verifica il numero di ore registrate nel sistema presenze.
- Controlla quale CCNL e quale livello risultano applicati.
- Individua il divisore usato per calcolare la paga oraria.
- Confronta la percentuale indicata con quella prevista dal contratto.
- Controlla se le ore sono state pagate o trasformate in riposo compensativo.
Conservare turni, email, messaggi e autorizzazioni può essere utile quando le presenze non coincidono con il cedolino. L’autorizzazione preventiva conta, ma anche la conoscenza e l’accettazione dell’attività da parte dell’azienda possono diventare rilevanti in una contestazione. Se la differenza è consistente, è prudente chiedere una verifica a sindacato, consulente del lavoro o Ispettorato territoriale.
Un errore frequente consiste nel guardare soltanto il totale mensile. Io confronterei sempre ore, fascia oraria e percentuale, perché una voce complessiva può nascondere una domenica pagata come feriale o una notte registrata senza la maggiorazione corretta.
La regola pratica da portarsi dietro
Per capire la propria retribuzione bisogna partire dal CCNL, ricavare la paga oraria lorda e applicare la maggiorazione prevista per quel preciso giorno e orario. Una stima realistica deve poi distinguere tra lordo e netto e considerare le eventuali agevolazioni fiscali del 2026.
Se il cedolino non torna, non fermarti alla domanda “quanto vale un’ora in più?”. La verifica davvero utile è capire quale contratto è stato applicato, quali ore risultano registrate e quale trattamento è stato usato. È lì che, nella pratica, si trovano quasi tutte le differenze.